lunedì 28 novembre 2011

Che bella che sei, hai un sorriso che è uno spettacolo e quel bel nasino alla francese che ti ho sempre ammirato.
Ogni tanto mi soffermo a pensarti e cerco di ricordare la tua fisionomia, certo ci sono le foto a ricordarmi il tuo viso ma le tue mani che mi accarezzavano il volto, cosi particolari cosi provate, quel tuo ditino strano che non si sapeva dove andava mi mancano. E le tue cicatrici, tante, cicatrici di guerra come dicevi tu.... quella alla gamba un grosso taglio fatto con il vetro........ quella al seno ricordo del tuo tumore.... quella al braccio famosa caduta fatta ad Iglesias.
I tuoi piedini che poi se guardo i miei o quelli della Robi sembrano dei cloni, che quando dormivo con te al pomeriggio mi mettevi sempre vicino.
Dicono che col tempo passa, che la sofferenza poi diminuisce, forse è vero ma perdere una persona cosi solare come te e perdere un pezzettino di sole...... Veri

domenica 27 novembre 2011

uno che la pensava come te...

"E' là che sono nato e là che son diventato uomo.
Là è la casa di mio nonno, dove io ho vissuto bambino, la casa di mio padre,
e la mia gente: case e tombe.
Ma ciò che conta di più è che io, anche ora, se vado là, io mi sento forte,
intelligente, anzi onnisciente.
Se immergo la mano nel l'acqua della Spendula, o del Rio Mannu, so di che
cosa è fatta quell'acqua.
Se raccolgo un sasso di Giarrana ho di quel sasso una conoscenza che arriva
fino alla molecola, fino all'atomo.
E' là che ho letto la prima volta Leibnitz e Spinoza senza bisogno di
traduzioni o di note.
Là mi sono sentito solo al centro dell'Universo come un astronauta.
E perciò sono geloso della mia terra, della mia Isola." 
Giuseppe Dessì 1961

venerdì 25 novembre 2011

Sono il vento

Dopo aver visitato Cecilia ed aver visto in lei,
il sole che scalda ed illumina anche le persone più tristi,
ho cercato di analizzarmi…

Chi sono?
Sono il vento!

Irruento quando voglio portare agli altri una ventata di gioia, ma,
divento una brezza, quando vedo la sofferenza ed il dolore.

Sono:
un venticello birichino con i bambini;
un vento di ristoro,
quando incontro mamme e papà, con figli portatori di handicap,
oppure,
quando vedo persone straniere che cercano una parola o un sorriso,
o anche quando incontro coniugi separati, con figli.

Vorrei togliere, come fa il vento con le nuvole,
il buio che oscura la bellezza delle piccole cose.

Oh, potessi portare a tutti l’amore di Dio,
la luce di Cristo,
la potenza dello Spirito Santo
e, un augurio di pace in famiglia e nel mondo!

mercoledì 23 novembre 2011

23 novembre 2011

Ciao mamma, oggi tua sorella Iride compie 71 anni, un anno fa tu eri con lei e con zia Maria Franca a Cagliari a festeggiare il suo compleanno, pensa come è il destino, pensa come in 365 giorni tutto sia cambiato.
Stamattina alle sette di sicuro anche lei avrà detto, ma Tiziana quando chiama?
Come ci mancano le tue frizzanti telefonate, la tua vocina squillante che ci augura tanti auguri!
Ieri ho fatto un incidente, la colpa è mia sono uscita dallo stop senza la dovuta attenzione sulla sinistra e ho tamponato un'altra macchina, sto bene non preoccuparti, almeno fisicamente non ho riportato ferite, dentro però nel mio cuoricino un pò si, ho perso un pò di fiducia in me stessa e mi sento uno schifo.
Ma scusa tu dal cielo non potevi avvisarmi? non potevi dirmi Veri scaccia i pensieri, guida serena.... attenta!
Ok non preoccuparti penso di avere imparato la lezione, cercherò di essere più attenta in macchina e di lasciare i pensieri a quando arrivo a casa. Veri

mercoledì 9 novembre 2011

Grazie per gli auguri

Ciao Mamma,

grazie per gli auguri, furbetta che non sei altra hai iniziato ieri sera a farmeli.

Se fossi stata fisicamente presente, mi avresti chiamato stamattina alle 7. La telefonata sarebbe durata 5 secondi, veloci e senza fronzoli come sapevi essere con me.

Oggi ti ho sentita tutto il giorno, diverso ma bello lo stesso, perchè evidentemente le tue 36 telefonate precedenti mi hanno abituato a sentirti e penso che continuerò a farlo anche per i prossimi compleanni.

un ricordo giusto per le mie nipoti:

mi ricordo i compleanni che mi organizzavi, me ne ricordo uno in particolare organizzato nella nostra cantina, avrò avuto 8 anni eravamo in 20 in 3 metri quadrati. e alla fine delal festa avevo uno stuolo di macchinine.

Ora che ci penso mi viene in mente anche quando invece di ritirare i miei giocattoli, ti vedevo che giocavi con i miei soldatini, e dentro di me pensavo, che mamma strana...

lunedì 7 novembre 2011

Tramonto


Ho guardato, con gli occhi del cuore, tanti tramonti,
           sulle montagne,
                     sul mare,
                              sui fiumi,
                                       sulle città.

Ognuno aveva una bellezza diversa, ma quello che più mi è rimasto nel cuore, perché vissuto nella fede, è il tramonto della vita di mio papà Siro.
I colori, splendidi e caldi, erano quelli del dolore, ma la serenità della morte, aveva il colore della fede.
Grazie Signore per avermi dato la possibilità di accompagnarlo negli ultimi giorni della sua vita terrena.

L’esempio paziente di mia madre, per me è stato grande: tante volte mi sono chiesta come abbia fatto, in questi lunghi mesi, a sopportare notti di fatica, abbinando tenerezza nei momenti di dolore, ma anche fermezza quando mio papà diventava insofferente.

Mi sono chiesta quanti angeli, il Signore, avesse messo a disposizione della mia mamma; uno bello e forte, di sicuro, c’era!
Quante preghiere nelle notti insonni; quanti perché, per le croci che la vita le aveva imposto; dopo le lacrime tornava il sorriso, la speranza che niente, della sofferenza umana, andava perduto: Gesù sapeva!

Ti ringrazio Signore per i genitori che mi hai dato,Ti chiedo solo che ora abbia un po’ di serenità.
Fa’ che possa gioire dei suoi sette figli, di nuore e generi, dei sedici nipoti e cinque pronipoti.

Se ciò non sarà possibile, aiuta noi tutti ad amarla per quello che ci ha insegnato: AMARE TE!

sabato 5 novembre 2011

Valbrembo 17 8 2011
Considerazioni!
A 7 giorni dalla dipartita (prematura, da certi punti di vista neanche tanto) a cinque giorni dal funerale, dopo aver ricominciato a dormire 4,5,6,7 ore di un sonno non tranquillo ma ristoratore comincio a metabolizzare l’accaduto!
Due anni di pseudo fidanzamento (innamorato dell’amore, della tua bellezza, in un ambiente all’epoca post guerra ancora attaccato alla terra non solo agricola ma anche mineraria.



Mi sono fatto carico del tuo destino con tutta la capacità fisico intellettuale di cui ero capace, ho lavorato tanto, ho socializzato con tutti quelli con cui sono entrato in contatto italiani e no, non mi sono lasciato allettare dalle sirene che incontravo sul mio cammino poiché avevo a casa la mia protetta che nel frattempo mi aveva reso padre di tre bellissimi figli (due femmine e un maschio).
Emigrati fin dalla prima ora (dopo un rapido viaggio di nozze durato una notte e due giorni in una località distante 17 km dal paese di origine VILLACIDRO)
Destinazione Piemonte esattamente Chivasso dove venimmo accolti da Chiara Sabeddu e da suo marito Egidio appartamento in affitto siamo nell’anno 1967, posto di lavoro alla domo watt in linea di montaggio come operaio di 3° categoria metalmeccanici settore frigoriferi (ambiente lavorativo composto da emigranti di tutta Italia, eravamo tutti molto frustrati per aver abbandonato le nostre abitudini spesso culinarie piuttosto che delle tradizioni in genere) salari e stipendi troppo bassi per far fronte alle esigenze della vita, stato di disagio ma non di disperazione poiché c’era tanta gente conciata peggio.
Il 13 gennaio 1968 è nata Veronica una bellissima bambina che cominciò a darci/darti grandi gioie, era bellissima , molto intelligente e affettuosa

Veronica a nove mesi.
Le necessità di bilancio mi costrinse a valutare la possibilità di cambiare posto di lavoro, accettai la proposta della Castor di Cascine Vica Rivoli (all’altra parte geograficamente da Chivasso) ci costrinse a cambiare casa, altre spese, altri disagi, però miglioramento salariale, ero passato impiegato, simpatica casetta, avevamo intessuto delle buone amicizie (Franca e Beppe Viotto e tutta la loro famiglia) restasti ancora incinta, non fummo disperati, credevamo nei valori della famiglia quindi anche della famiglia numerosa.
Stefania nacque il 7 agosto 1969 durante il periodo di ferie che stavamo trascorrendo in Sardegna a casa dei tuoi amati genitori e fratelli, era molto bella e si faceva coccolare da tutti soprattutto dalla sorellina Veronica.

 Forse non eravamo maturi per affrontare i disagi della lontananza dalle rispettive famiglie e quindi quando si prospettò la possibilità di rientro in Sardegna nel settore delle miniere, affrontati i colloqui selettivi presso la direzione Monteponi/Montevecchio di via Vittor Pisani a Milano, venni assunto e destinato al centro meccanografico di Monteponi.
Non fu una passeggiata! Incontrare dei clan consolidati, legare comunque con alcune care persone vedi la famiglia Salaris, ci permise di inserirci nell’ambiente, fu un periodo da molti punti di vista piacevole, Iglesias possiede nei suoi paraggi luoghi incantevoli sia marini che montuosi, ne visitammo tanti ma il più delle volte a fine settimana partivamo verso Guspini dai tuoi e miei genitori, con l’intento di guadagnare qualche lira in più mi sacrificai e assieme ad altri colleghi e amici aprimmo la SIGED elaborazione dati, trovammo anche dei clienti importanti come le miniere di Funtanaraminosa che ci affidarono l’elaborazione della loro contabilità, i costi erano alti (affitto elaboratore, locali, energie ecc.) non facevano presagire periodi luculliani.
Nel 1974 mese di Novembre nasceva GianMatteo un bel bambino super coccolato dalle sue sorelline

La mia giornata era di otto ore nel posto fisso di Monteponi, altre cinque ore nella nuova attività, sicuramente in quel periodo trascurai alcuni avvenimenti della vita familiare, le recite scolastiche, gli avvenimenti sportivi e di partecipazione dei genitori alla vita dei ragazzi che crescendo magari serbavano dispiacere per non aver costantemente tutti e due genitori accanto, tu Tiziana supplivi egregiamente alle mie assenze, e di ciò ti ringrazio, spiegavi loro che il papà lavorava tanto per portare più soldini a casa! In parte era vero in parte no poiché si diventa schiavi di un certo ritmo anche di stress lavorativo.
Le miniere non andavano bene e si sussurrava la loro imminente chiusura, mi diedi da fare a cercare un’altra soluzione, era stata costituita una nuova attività non più basata sull’estrazione di minerali dalla roccia ma lavorazione di lingotti d’alluminio provenienti da lavorazioni della bauxite nell’area di Porto Vesme, i soliti colloqui per l’assunzione che avvenne nel 1980, altro pendolarismo verso la nuova realtà, un’altra piccola soddisfazione professionale; responsabile elaborazione dati della Comsal compagnia sarda alluminio, esperienza positiva professionalmente e finanziariamente, poter partecipare sempre più con cognizione di causa alle decisioni con il top management mi diede l’impulso giusto per impegnarmi ancor più.
Durante un periodo trascorso a Roma presso l’Italminiere in missione venni in contatto con personaggi importanti che avevano intenzione di trasferirsi al nord d’Italia esattamente a Capriate S.Gervasio provincia di Bergamo io avevo virtualmente accettato poiché si prospettava un inquadramento da dirigente d’azienda, non trovai eccessiva resistenza neanche da parte tua….
La selezione fu un proforma poiché avevano bisogno esattamente di un profilo professionale come il mio che “del problem solving ne faceva una filosofia di vita senza badare alla fatica, allo stress e alle ore impiegate” questa filosofia influenzò ulteriormente il mio modo di pensare, in Italia e all’estero, il Portogallo, la Spagna, la Francia, l’Inghilterra, la Polonia, il Marocco, gli Stati Uniti, la Malesia e tante altre nazioni e regioni.
Se fu faticoso, oggi non lo so più poiché mi è caduto il mondo addosso ed è sicuramente più gravoso delle mie fatiche lavorative, non dovevi farmi diventare vedovo così presto quando ancora avremmo potuto gioire di quanto costruito insieme (pur con i continui battibecchi spesso su inezie) invece te ne sei andata dal Dio che leggendo i tuoi appunti hai amato più di ogni altra cosa, poiché come hai scritto nell’ultima tua opera “La Paura” hai implorato ogni santa notte, come hai sempre evocato e implorato la tua grande mamma Gina.
Si vive assieme e non si ha la capacità di comunicazione necessaria per capire e anche se impossibile poter agire per risolvere o almeno lenire i dolori e i momenti di disperazione, oggi capisco perché me l’hai fatto leggere che eri terrorizzata dal 1978 mese di Novembre quando ti venne diagnosticato il tumore al seno!
Ho collaborato? Sicuramente quanto ho potuto ma non quanto questa volta!
Mi sono disperato nel non poter fare di più, ti ho però dedicato questi mesi ininterrottamente giorno e notte, meritandomi la tua fiducia.
Ti ho voluto sempre tanto bene e te ne vorrò ancora.
Ho fallito nel mio problem solving poiché è “ineluttabilmente certo che nessuno è indissolubile”
Non mi sento solo anche se molte volte non mi dispiace essere solo per  pensare a te a noi, ai miei amati, figli, generi, alla mia nuora preferita, Veronica, Sergio, Stefania, Alessio, GianMatteo, Emanuela, Barbara, Roberta, Filippo, Francesca, Giorgia, Sofia, Emma.
Mi manchi tanto e tanto manchi a tutta la famiglia.
Ciao
Gio